Tekla Taidelli, regista di strada e arteterapeuta, al lavoro con gli Ospiti della Comunità “L’Asilo” di Milano.

Posso sbirciare un frammento del lavoro che Tekla Taidelli sta svolgendo con i ragazzi della nostra Comunità “L’Asilo” di Milano. Il video mostra alcuni passaggi del suo primo intervento con il gruppo. La ferita sulla quale si lavora è l’abbandono, intriso di solitudine, senso colpa, rabbia; poi si passerà alle altre: il rifiuto, l’umiliazione, il tradimento e l’ingiustizia. Tekla propone fotografie, chiede di rivolgersi a se stessi, da bambini o ragazzi, quando si è consumata la ferita, quando, ciascuno con il proprio soprannome, ciascuno nel groviglio della propria famiglia, è cominciata la sofferenza; si costruiscono narrazioni individuali e poi collettive, le parole emergono, a volte con fatica, altre come per illuminazioni improvvise.

Mi colpisce la determinazione con cui Tekla indica la direzione delle riflessioni, delle parole. Ma mi colpisce di più come i ragazzi la seguano, come per riconoscimento istintivo, in un immediato rispecchiamento che avvicina, incoraggia. Aiuta a guarire.

“Successo terapeutico”

Ho conosciuto Achille [Saletti, Responsabile Area Dipendenze e Comunicazione Anteo, già Presidente Saman, storica cooperativa che gestiva servizi per persone con dipendenze; n.d.r.] nel 2004. È una delle mie comparse in Fuori vena, il film che ho dedicato al mio compagno, morto di epatite fulminante. Mio padre invece è morto suicida. Era un chirurgo plastico e si aspettava che anch’io diventassi chirurgo. Ma io non ci stavo. E a 18 anni me ne sono andata a vivere in strada e nelle cascine occupate.

Al Centro Soranzo di Mestre ho iniziato una prima volta un percorso, ma è finito malissimo: ero troppo arrabbiata, non ero pronta a uscirne davvero. Poi ci sono tornata, passando attraverso un altro luogo, un altro gruppo, un altro sguardo di me su di me. E allora è andata bene. Nella mia vita ho incontrato grandi persone che hanno creduto in me, in vari contesti: Silvano Cavatorta [Direttore della Civica Scuola di Cinema di Milano e fondatore del FilmMakerFest di Milano, al quale Tekla ha dedicato il documentario Caro Silvano, nel 2011; n.d.r.], Oliviero Rossi [Psicologo Psicoterapeuta, Direttore dei corsi di Nuove Arti Terapie; n.d.r.], Angelo Benvegnù [Presidente del Co.Ge.S don Lorenzo Milani e del Centro Soranzo; n.d.r.], Achille stesso… E alla fine, l’ultimo giorno a Soranzo, anziché parlare di me, mi sono trovata ad ascoltare gli altri. Tutti gli altri, tutti e cinquanta, uno per uno, ciascuno con la propria storia. Così ho scoperto questa specie di vocazione e a Soranzo ora torno per lavorare con i ragazzi. Ho riconosciuto quello che vivo come un “dono”. Perché quando esci dall’inferno, o te ne freghi e sei felice o cerchi di fare del bene.

Sono una di quelli che definiscono “successi terapeutici”: ho 44 anni ma anche quasi 4, perché il mio secondo compleanno è il 15 agosto 2018.Ce l’ho fatta perché ho troppa voglia di vivere, sono troppo legata alla vita. Conosco la sofferenza e ho capito che essere felici si può, ma è un lavoro. Io sono un pugile e quindi so stare in guardia: c’è una fatica che non finisce mai. Perché se nasci senza pelle ti ritrovi senza palle, cioè incapace di decidere. E per farlo devi lottare.

Cinema e arteterapia: due vie che convergono

Faccio “street cinema”, cinema di strada: attori presi tra gli invisibili, per fare un cinema che dia loro voce. E adesso faccio arteterapia: ho conosciuto una scuola che usa i video e il cinema nella relazione di aiuto, oltre ai mediatori artistici che si usano tradizionalmente (come i collage, le poesie…), la Nuove Arti Terapie di Roma, di Oliviero Rossi. Ho iniziato con cinque giorni di workshop e poi mi sono iscritta al triennio.

La visione è sempre la stessa: al cinema porto una specie di neorealismo underground, si potrebbe dire uno stile da “Pasolini punk”, portando al centro dell’attenzione gli ultimi, dando loro spazio, facendo vivere un’esperienza forte, significativa.

Faccio una professione che mi sostenta, che mi alimenta in tutti i sensi, perché mi dà cibo per l’anima. Il cinema di strada, la scuola di cinema di strada che ho fondato [A scuola di Street Cinema da Tekla Taidelli; n.d.r.], e l’arteterapia vogliono dare dignità agli invisibili. Dare una chance a tutti. E ti trasformano, perché ti fanno cambiare la lente con cui guardi il mondo e te stesso.

Sono i riscontri che mi nutrono. Ho lavorato con i minori, anche autori di reato, che hanno capito quanto la mia storia fosse simile alle loro, quanto fossimo vicini; ricordo un ragazzino albanese che sfruttavano facendolo lavorare e mi ha ringraziato perché è riuscito a sfogare la rabbia che provava per le persone che gli facevano del male. Ho fatto l’Amleto con gli homeless di Cadorna: “essere o non essere” con il Tavernello. Ho fatto Bukowski, ho fatto Pasolini con i pescatori, in Grecia; ho realizzato cortometraggi sulle emozioni disturbanti. E poi le restituzioni agli attori che hanno partecipato, anche quelle in strada: commossi, “grazie”.

Il-lustre

A proposito di “successi”… Con Fuori vena ero diventata celebre, i premi, la televisione, Maurizio Costanzo, la Bignardi. Ma la storia del “lustro” era una specie di schiavitù, legata alla mia famiglia. Io in realtà cerco l’anima: non posso stare in superficie. E la celebrità non c’entra niente con l’anima. Sono sempre stata in lotta con le mie radici, ho scavato, indagato, anche con le costellazioni familiari, che ti possono sconvolgere, e ho capito che cosa cerco davvero. Ho capito che la rabbia va superata, altrimenti ti fai del male, rivolgi contro di te quell’aggressività e ti fai.

Sono atea, ma mi sto avvicinando alla filosofia buddhista. Tanita, la mia bulldog francese, mi guarda mentre medito ed è stranita: è con me da 9 anni, mi ha vista in situazioni così diverse…! Il mio lama tempo fa mi disse: “Illuminerai il mondo con la tua arte”. Forse intendeva questo: non tanto o non soltanto il cinema, ma l’arteterapia. Che per me si nutre di cinema, mettendo in secondo piano la tecnica e l’estetica e al centro l’anima.

https://www.teklataidelli.com/

 

di Roberta Invernizzi